Perché un viaggio può trasformare
“Qui non lavori nella natura, è lei che lavora con te.”
Perché quando esci dal tuo contesto abituale, qualcosa cambia. Cambiano gli spazi, le persone, i ritmi, gli imprevisti. E quello che nella quotidianità riesci a controllare, evitare o non vedere comincia a emergere.
Come dico spesso:
“Già facendoti uscire dal contesto in cui sei, emergono cose.”
Nei viaggi trasformazionali non si lavora soltanto parlando di ciò che vivi: lo vivi davvero. La relazione, il gruppo, il mare, la natura, la paura, il gioco, l’avventura e l’imprevisto diventano parte dell’esperienza. “Io uso l’esperienza diretta per farti capire le cose.”
Ma il punto non è semplicemente fare un’esperienza intensa. È osservare ciò che emerge, comprenderlo e riportarlo nella propria vita.
“Cogliere ciò che emerge, dargli forma, dargli senso, direzione, poterlo trasformare.”
Per questo “è un viaggio, non è una vacanza. È un viaggio interiore.” Non parti per scappare dalla tua vita: per qualche giorno esci dal modo in cui sei abituato a viverla, così da poterla guardare da un posto nuovo.
Ci chiamiamo Psicologia Selvatica per un motivo.
Non abbiamo uno studio fisso e questo significa che ogni seduta può avere un ufficio diverso: un prato, un bosco, una spiaggia, un angolo della città, un posto che ancora non abbiamo scoperto.
Allora abbiamo deciso di fare la cosa più sensata possibile: lasciarlo scegliere alla Community di Psicologia Selvatica.
Anche noti come “I SELVATICI”.
Sono aperte le votazioni per il prossimo viaggio.